Gli occhiali non sono nati per completare un outfit. Eppure oggi basta una montatura per cambiarne il carattere. Tra la loro funzione e il loro posto nella moda c’è una storia fatta di immagini, musica e persone. E una parte di quella storia passa dalla strada: da chi prende un accessorio, lo indossa a modo suo e gli dà un significato nuovo.
Proviamo a seguirla passo dopo passo.
Prima servivano a vedere
Gli occhiali da vista nascono in Italia verso la fine del Duecento, probabilmente dalle parti di Pisa. Non conosciamo il nome di chi li inventò. Sappiamo che nel 1306 il frate domenicano Giordano da Pisa, in un sermone, parlava dell’arte di fare occhiali come di una scoperta di meno di vent’anni prima, e raccontava di aver incontrato chi l’aveva trovata. All’inizio del Trecento, a Venezia, già se ne producevano e se ne vendevano.
I primi erano due lenti convesse montate in metallo o in osso, da tenere davanti agli occhi o da appoggiare al naso. Erano uno strumento, nient’altro.
Gli occhiali da sole arrivano molto dopo e partono anche loro dalla praticità: schermare la luce. Un passaggio importante arriva nel 1929, quando Sam Foster comincia a vendere occhiali di celluloide a basso prezzo in un negozio Woolworth sul lungomare di Atlantic City, nel New Jersey. Erano tra i primi a essere venduti direttamente al banco, senza passare da un ottico. Nel 1938 la rivista Life li descriveva come una novità da portare per le strade della città.
Dal cielo alla faccia
Nel 1936 la Bausch & Lomb introduce, per i piloti militari americani, un modello con lente a goccia e montatura metallica sottile: l’Aviator. Il nome Ray-Ban spiega lo scopo, cioè bandire i raggi del sole. Nasce come attrezzatura, non come accessorio. Il resto lo fa il desiderio di assomigliare a chi li porta davvero, e nel 1986 Top Gun, con Tom Cruise, li rimette al centro dell’immaginario.
Nel 1952 il designer Raymond Stegeman, sempre per Bausch & Lomb, mette a punto la Wayfarer e ne deposita il brevetto: montatura in plastica, linee decise, un carattere opposto al metallo dell’Aviator. Va forte negli anni Cinquanta e Sessanta, poi le vendite calano.
The Blues Brothers e Risky Business contribuiscono a riportare la Wayfarer nell’immaginario del pubblico. Il design resta riconoscibile, ma cambia il modo in cui la gente lo guarda. È una lezione che torna spesso nella moda: uno stile non sale in linea retta, va e viene.
Il cinema non ha vestito tutti allo stesso modo
Nel 1961, in Colazione da Tiffany, Audrey Hepburn porta grandi occhiali scuri firmati Oliver Goldsmith. È un’idea di stile diversa da quella dell’Aviator e della Wayfarer: niente divisa, niente ribellione, ma un dettaglio che da solo contribuisce a definire un personaggio.
Gli occhiali da vista hanno la loro storia di identità. La montatura browline, spessa in alto e sottile in basso, è legata all’immagine di Malcolm X: giacca scura, cravatta e quegli occhiali facevano parte di come si presentava. Si cita spesso il modello Sirmont di American Optical. Per il film di Spike Lee del 1992, secondo la costumista, Denzel Washington voleva esattamente quel tipo di montatura, e ne fu scelta una quasi identica.
Qui l’occhiale non protegge dal sole e non segue una tendenza. Dice chi sei.
Quando entra la musica
Nel 1975 il designer Cari Zalloni e l’imprenditore Günter Böttcher fondano in Germania Cazal, un nome che unisce le prime lettere di CAri ZALloni. Montature grandi, spigolose, spesso con dettagli dorati. Le importazioni negli Stati Uniti partono verso la fine degli anni Settanta e negli anni Ottanta i Cazal diventano un simbolo dell’hip hop: li portano Run-DMC, con Darryl McDaniels e il modello 607 tra i più associati, ma anche LL Cool J e i Fat Boys. Spike Lee ne indossa un paio nel film She’s Gotta Have It.
Era un oggetto così desiderato che il rap ne raccontava anche il lato oscuro: nel 1985 un gruppo di Philadelphia, i Cazal Boys, incise un brano intitolato Snatchin Cazals.
È un caso interessante. Un marchio europeo, nato lontano dal Bronx e da Queens, diventa uno dei simboli della cultura hip hop americana. Una scena lo sceglie, lo fa proprio e gli dà un significato che va oltre il design.
E lo streetwear?
Nessuno dei modelli di cui abbiamo parlato è nato come streetwear. L’Aviator veniva dall’aviazione, la Wayfarer dall’ufficio di un designer industriale, i Manhattan da un marchio londinese, i Cazal dalla Germania.
Lo streetwear non ha inventato questi modelli: li ha reinterpretati. Li ha mescolati con sneakers, tute, catene e capi di origini diverse, trasformandoli in un linguaggio riconoscibile. Run-DMC con le Adidas, la catena d’oro e i Cazal è una buona fotografia, perché tiene insieme pezzi di origini diverse.
Per questo non esiste una sola storia e nemmeno una sola cultura a cui attribuirla. Dentro ci stanno l’aviazione militare, Hollywood, il blues, i diritti civili, l’hip hop.
Qui entra la mia lettura, non un dato: la strada non è soltanto il posto in cui una tendenza viene indossata. È anche il posto in cui cambia significato. Un accessorio viene preso, abbinato e riscritto da chi lo porta.
Da dove parto 66eyez
Io sono partito da un’altra parte, e non è una passerella. È un signore del mio quartiere che vendeva occhiali per strada mentre io aspettavo il mio turno dal barbiere. Ogni mese tornavo a casa con un paio nuovo, e non pensavo alla storia della moda: pensavo a quanto un dettaglio può cambiare un outfit.
Guardando indietro, mi sembra lo stesso meccanismo. Qualcuno prende un oggetto nato per una funzione, lo porta addosso a modo suo, e gli altri cominciano a guardarlo in un altro modo. Da lì è nato 66EYEZ.
E tu, qual è stato il primo paio che ti ha cambiato un outfit? Scrivimelo nei commenti.
Fonti
- Early printed book contains rare evidence of medieval spectacles, Harry Ransom Center, University of Texas: origine degli occhiali da vista in Italia.
- Eyewear is the story of one of humanity’s most ingenious inventions, italiani.it: il sermone del 1306. Questa fonte indica il frate come Guglielmo da Pisa, quella dell’università come Giordano da Pisa; nel testo ho seguito la seconda.
- Sunglasses, Wikipedia: Foster Grant 1929, Life 1938, Aviator 1936, Top Gun 1986.
- Ray-Ban Wayfarer, Wikipedia: Raymond Stegeman e la storia della Wayfarer.
- Cazal Eyewear, Wikipedia: fondazione 1975, Run-DMC, She’s Gotta Have It, Cazal Boys 1985.
- Manhattan, Oliver Goldsmith: gli occhiali di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany.
- Denzel Washington as Malcolm X, BAMF Style: gli occhiali di Malcolm X e la scelta dei costumi del film del 1992.
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